world AIDS DAY

world AIDS DAY

1 dicembre

WORLD AIDS DAY

Oggi  1 dicembre  2019 si celebra in tutto il mondo il WORLD AIDS DAY

una giornata dedicata alla informazione e sensibilizzazione nei confronti dell’AIDI

….perchè questa malattia ancora NON SI CURA e di HIV si muore ANCORA e TANTO!

AIDS si combatte OGNI GIORNO, com l’informazione, l’educazione, la prevenzione!

 

LO SAPEVATE CHE? 

Ancora disinformazione e pregiudizi tra i giovani

Anche se il termine Hiv viene spesso associato a parole come malattia e paura, la disinformazione è ancora alta tra i giovani Millennials e quelli della Generazione Z nati tra la fine degli anni ’90 e i 2000. Una delle false credenze più dure da abbattere è il fatto di non accettare che il virus dell’Hiv possa contagiare tutti quanti, indipendentemente dallo stile vita: solo il 68% dei giovani risulta consapevole di questo aspetto. Quasi 1 giovane su 3 associa il rischio di contrarre la malattia a determinati comportamenti: rapporti con molti partner, tossicodipendenza e omosessualità.

Lo stigma fatica a sparire

I pregiudizi tipici degli anni ’80 ancora fanno fatica a sparire; come anche lo stigma con cui vengono bollate le persone sieropositive.   Vivere a fianco di un malato di Aids NON è PERICOLOSO!

Ancora 46%, delle persone è convinto del contrario, crede che basti condividere con un sieropositivo gli stessi spazi e interessi sia sufficiente per esporsi al contagio;  il 14% ritiene che usando le stesse posate e bicchieri sia causa di possibile trasmissione, o peggio per il 9% usare lo stesso asciugamano sarebbe rischioso, per il 6% sarebbe addirittura sufficiente uno starnuto o un colpo di tosse del malato, un  3% è convinto che fare sport assieme sia rischioso. Un ulteriore 14% di persone addirittura ritiene che qualsiasi tipo di contatto con una persona affetta da Hiv possa veicolare il virus.

Davvero tanta disinformazione!

 

La DIAGNOSI

LA DIAGNOSI DI AIDS arriva in ritardo per una donna europea su due. A dirlo sono i dati diffusi dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e dall’Ufficio regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l’Europa. Secondo i dati del 2018, rappresentano circa un terzo delle 141.000 nuove diagnosi registrate in quest’area del mondo. Ad alimentare l’Hiv in Europa è un problema persistente di diagnosi tardiva che caratterizza il 54% dei casi noti tra le donne. Dati in linea con quelli dell’ultimo Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità: anche se per la prima volta si registra una diminuzione di circa il 20% delle nuove diagnosi, lo scorso anno il 57% delle persone ha scoperto di essere sieropositiva molti anni dopo essersi infettata e si stima che circa 15mila persone abbiano contratto il virus dell’Hiv senza saperlo. Questo perchè oggi l’Aids non fa più paura visto che i giovani la ritengono una malattia curabile.

 

Il Rapporto MSF “Non c’è tempo da perdere”

Centinaia di migliaia di persone al mondo continuano a morire di infezione da Hiv a uno stadio clinico avanzato perché molti paesi sono ancora impreparati a diagnosticare e curare le persone che soffrono delle conseguenze di questa malattia. Il nuovo rapporto di Medici Senza Frontiere (MSF), “Non c’è tempo da perdere” affronta la situazione in 15 paesi in Africa e Asia, analizzando le politiche sanitarie e i finanziamenti stanziati per combattere l’HIV avanzato che nel 2018 ha ucciso 770.000 persone, di cui 100.000 bambini, in tutto il mondo. MSF ha riscontrato che i test rapidi non sono quasi mai reperibili a livello comunitario, nonostante la diagnosi precoce possa salvare molte vite. Più dei due terzi dei pazienti con HIV avanzato curati nell’ospedale di Nsaje in Malawi, supportato da MSF, sono arrivati già gravemente malati e avevano precedentemente iniziato la terapia antiretrovirale interrompendola. Nell’ospedale di MSF a Kinshasa, in Repubblica Democratica del Congo, questo dato raggiunge il 71%. Di questi pazienti più di uno su quattro morirà perché la malattia era a uno stadio troppo avanzato al momento del loro arrivo in ospedale. Tutte queste morti si potevano evitare. Da quando MSF ha reso disponibili i test rapidi nei centri di salute del distretto di Nsanje, il numero dei morti in ospedale è diminuito, passando dal 27% al 15%.

 

2019-12-01T07:39:43+00:00 1 dicembre, 2019 |